Centro Retinopatia Pretermine
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COS'E' LA RETINOPATIA DEL PRETERMINE (ROP)
Nei neonati pretermine la vascolarizzazione retinica è incompleta. Nel corso della maturazione retinica, che si verifica in genere tra la 29a e la 36a settimana, i neonati possono sviluppare una retinopatia definita retinopatia del pretermine (ROP).

La ROP colpisce le retine dei bambini prematuri con gravità direttamente proporzionale al grado di prematurità: più il bambino nasce prematuro più grave sarà la malattia.

La classificazione internazionale della ROP, utilizzata ai fini di una corretta codificazione dei dati epidemiologici, prevede l'utilizzo di un particolare schema per la classificazione delle lesioni sulla base della localizzazione e della estensione.

rop zona IPer quanto riguarda la localizzazione, il fondo oculare è stato suddiviso in tre zone concentriche centrate sul disco ottico:
• la zona I è quella più posteriore (v. foto)
• la zona II è la parte retinica intermedia
• la zona III è la più periferica, l'ultima a vascolarizzarsi.

L'estensione viene valutata in funzione della localizzazione oraria, ovvero sul numero di ore coinvolte dalla malattia.

Effettuando l'esame del fondo oculare dei prematuri ci si può trovare di fronte ad una periferia retinica avascolare ben delimitata, rispetto a quella vascolare, mediante una linea di demarcazione ben evidente (ROP I stadio, secondo la classificazione internazionale).

Nelle settimane successive tale linea di demarcazione può pian piano scomparire e la retina vascolarizzarsi normalmente. Al contrario, la linea può assumere l'aspetto di una cresta (ROP II stadio, secondo la classificazione internazionale). Anche in tale fase la regressione può essere spontanea, ma ci può essere un'ulteriore evoluzione della malattia con comparsa di una proliferazione vascolare extraretinica (ROP III stadio, secondo la classificazione internazionale).

Se l'evoluzione è molto rapida e compaiono tortuosità e dilatazione dei vasi al polo posteriore associati ad emorragie retiniche si parla di III stadio plus. E' questo, secondo la letteratura, il punto di non ritorno della ROP, il momento in cui si deve prendere seriamente in esame l'eventualità dell'intervento chirurgico.

Infatti la successiva evoluzione può essere verso un distacco di retina parziale (ROP IV stadio, secondo la classificazione internazionale) o totale (ROP V stadio, secondo la classificazione internazionale).

È evidente da questa descrizione che la malattia evolve attraverso un processo di gravità crescente, ma che può interrompersi spontaneamente evolvendo naturalmente verso la guarigione ovvero verso una naturale maturazione retinica. I pazienti a rischio di ROP o affetti da lesioni ROP, sono controllati secondo uno schema codificato allo scopo di individuare la lesione e monitorare l'evoluzione.

Esiste una forma di ROP di particolare gravità come decorso e come refrattarietà alla terapia: la Aggressive Posterior ROP. Definita FLAT dagli autori anglosassoni, questa variante di ROP esordisce nei bambini di bassissima età gestazionale ed in rari casi anche in prematuri di 28-29 settimane di E.G. Questa forma compare in zona 1 (la più posteriore) e non presenta i quadri clinici della forma classica. Spesso si accompagna ad una immaturità globale del bulbo oculare, con persistenza di tunica vasculosa lentis e vasi ialoidei che rendono molto difficoltosa la diagnosi, e di conseguenza la terapia. Inoltre l'evoluzione di questa malattia verso il distacco di retina è molto veloce.

Dal punto di vista clinico la ROP viene anche suddivisa in:
forma (fase) acuta
forma (fase) cicatriziale.

Non tutte le forme acute richiedono di trattamento, talvolta è sufficiente la sola osservazione. Altre volte, invece, si rende necessario ricorrere al trattamento Laser o alla Crioterapia.

La differenza principale tra la forma acuta e quella cicatriziale è la presenza della componente vascolare. L'evoluzione della malattia porta alla cosiddetta forma cicatriziale nella quale può essere presente il distacco di retina. In queste forme il trattamento laser o la crioterapia risultano inefficaci ed è necessario ricorrere ad interventi chirurgici molto più complessi.

Contatti: anselmetti@asl3.to.it